In Nord America c’è una parola per descrivere chi ha avuto diversi ruoli nell’hockey, utilizzata addirittura come categoria della Hockey Hall of Fame: builder – significa costruttore, o meglio promotore, persona chiave nella diffusione dell’hockey.
È perfetta anche per descrivere Moris Brambilla, che nella sua carriera sportiva è stato giocatore, allenatore, dirigente, protagonista nella Libertas, ma soprattutto creatore del corso starter hockey al PalaSesto, punto di accesso di tanti ragazzi e ragazze alla pratica del nostro sport preferito, e da cui sono passati molti protagonisti dell’hockey milanese attuale (fra cui diversi dei nostri intervistati!).
PRIMO PERIODO: Builder
Partiamo come sempre da principio: come ti sei avvicinato all’hockey?
Per puro caso, a 18 anni: visto che avevo da poco la patente, mia sorella minore voleva che la portassi a pattinare ad una piccola pista del Geas in via Fiorani a Sesto. Lì ho trovato una squadretta che si allenava: hanno visto che stavo in piedi e mi hanno chiesto di unirmi a loro.
E chi erano?
Si chiamava Geas Condor, poi diventata Sampla Belting per lo sponsor.
Non avevo mai considerato l’hockey, ma da quel momento non ho più potuto farne a meno. Mi allenavo tre volte a settimana nella piccola pista di Sesto, ci cambiavamo nella sala pattini e usavamo a turno un’unica doccia. Le partite invece erano al Saini, la nostra casa.
E così ha preso il via la tua prima carriera hockeystica, quella di giocatore: qual è stato il momento migliore?
Sicuramente gli anni alle Civette e ai Rangers guidate da Paolo Bellante, dove sono arrivato fino alla Serie B. A quel punto ero già passato dal Lombardo, a Como e a Varese con Arcangeli, ma non avevo ancora provato un hockey di alto livello come in B.
E invece come sei passato ad allenare?
Devo tanto proprio a Paolo Bellante, Presidente delle Civette e dei Rangers, che mi ha fatto fare il corso da allenatore, un percorso che mi ha portato a fare il secondo di De Zordo nei RossoBlu. Poi ho girato fra Como e Varese, e infine mi sono avvicinato a casa al PalaSesto. A quel punto pensavo di aver già visto tutto… e invece non era vero, anzi è stato l’inizio di una nuova storia.
Eccoci al presente.
Sono arrivato ai Diavoli Rossoneri circa quindici anni fa e mi hanno dato carta bianca: ho preso in mano il corso, la serie C / Interregionale, poi la D e infine la MHL patrocinata dalla FISG.
E poi è arrivata la Libertas, altro inaspettato capitolo della storia.
Esatto, Etienne, Christian e Max mi hanno tirato dentro: io volevo solo giocare, e invece sono entrato nel Consiglio. Faccio pure l’arbitro e aiuto persino il relatore del corso arbitri Daniele Trasente!
E allora raccontiamo anche questa storia…

SECONDO PERIODO: La Libertas
Dicevamo, la Libertas, con il doppio ruolo di giocatore e organizzatore.
Quest’anno mi sono affacciato nella squadra A ma con gran fatica, il livello è diventato veramente molto alto in così poco tempo. Sono entrate squadre storiche come il Real Torino, che faceva la C ai miei tempi e alcuni giocatori sono gli stessi: magari vanno più lenti, ma le mani sono sempre quelle.
L’ho già detto più volte, sono convinto che l’organizzazione della Libertas sia ad un livello molto più alto di quanto possa sembrare dall’esterno. Cosa servirebbe per farla crescere?
Creare una Lega, come ce l’hanno altri sport. Un’entità societaria vera e propria.
Che cosa cambierebbe?
Oggi siamo noi a pianificare il calendario e a stilare il regolamento, e Libertas li approva, un modello che funziona. Ma se avessimo una nostra entità societaria, sempre sotto l’egida Libertas, potremmo andare a proporci come tali agli sponsor, ad esempio.
È un modo per sganciarsi da una percezione troppo amatoriale?
Mi arrabbio un po’ quando ci bollano come amatoriali, perché copriamo ormai un territorio tanto ampio quanto i campionati FISG, se non di più, arrivando a Torino, Pontebba, persino Roma. In questa stagione abbiamo aggiunto il giudice sportivo, e ogni anno il regolamento viene aggiornato, migliorato.
Come funziona l’aggiornamento del regolamento?
Viene votato da tutte le squadre che intendono partecipare l’anno successivo. C’è un’assemblea ogni luglio, di solito a Bergamo: viene letto il regolamento esistente, discussi i punti che nel corso dell’anno hanno generato delle zone grigie, fatta la votazione e la nuova stesura.
Quali sono le problematiche?
La Categoria A è open, posso giocare tutti e quindi non presenta particolari discussioni, mentre il punto è garantire parità fra le squadre che partecipano alla B o alla C. Ad esempio è stata introdotta una regola che un giocatore che ha partecipato alla A può scendere in B solo dopo i 48 anni. Certamente ogni anno c’è qualcosa di limare, siamo solo alla quinta stagione: è normale, è un momento costruttivo.
Come vi ponete rispetto alla FISG?
Noi ci prendiamo cura di un hockey di cui loro non si sono più preoccupati, parliamo di 700 atleti. E ormai la nostra Serie A vale come la C della FISG, anche grazie alla scelta di aprire a tutti gli stranieri.
Chiudiamo il discorso Libertas tornando un attimo su di te: come stai vivendo questo momento storico?
Come mia personale sensazione, il momento attuale è allo stesso livello di quando sono arrivato in Serie B.
Questi ultimi anni sono stati un crescendo di passione e soddisfazione. Gioco e mi diverto, sono il responsabile e lo sponsor dei Diavoli Rossoneri, faccio parte della Libertas. La mia passione è l’hockey e nel mondo dell’hockey ci sono i miei amici, non posso farne a meno.
È bello sentirtelo dire perché sei un pilastro dell’hockey milanese, e purtroppo non ce ne sono più molti.

TERZO PERIODO: Il più famoso corso starter della città
Eccoci finalmente al tuo gioiello, il corso starter che hai introdotto al PalaSesto e che porti avanti da diversi anni. Come funziona?
Il corso base è di pattinaggio, indirizzato a persone che non hanno mai provato, con l’obiettivo di portarli a pattinare bene entro un mese, ci riusciamo sempre.
E il pattinaggio quando si trasforma in hockey?
Dopo il primo anno, viene fatta una valutazione caso per caso. Se una persona sa pattinare in avanti e indietro, riesce a frenare bene e soprattutto ha l’interesse, passa al corso starter hockey, nella pista principale del PalaSesto. Ci vuole un po’ di pazienza all’inizio.
Ecco, passati allo starter hockey, quanto serve ancora per arrivare davvero a giocare?
Tre mesi e sei pronto per le partitelle, per l’ingresso in squadra non serve molto di più: l’attuale team che partecipa alla Libertas C è composta da persone che erano al corso base l’anno scorso. Certo si muovono come galline in fuga 😃 ma la passione che ci mettono è illuminante.
Di quante persone parliamo?
Quest’anno al corso base ci sono una ventina di persone, allo starter hockey qualcuna in più, 24-25. E sono solo persone dai 16 anni in più, mentre i junior sono gestiti dai Devils.
Hai altro in cantiere?
Parecchio tempo fa avevo avuto l’idea di creare una squadra femminile, le Black Widows, un’esperienza durata un’unica stagione. Tuttavia, al corso starter la presenza femminile è rimasta importante, perciò tre anni fa ho voluto riprovarci: ho investito di mio per avere il ghiaccio, all’inizio c’erano solo 4 ragazze…
Ma è stato l’avvio di un altro bel progetto!
Si, l’anno scorso, grazie anche a Rebecca Fiorese, abbiamo parlato con il Varese e creato una partnership così che le ragazze del mio corso si allenano a Sesto ma poi fanno la Serie A lì. Quest’anno, sono entrati anche i nostri cugini dei Devils, dato che anche loro avevano diverse ragazze, così la squadra si chiama Mastini Devils.
Ce n’era bisogno, un applauso a chi continua ad impegnarsi per dare struttura ad un movimento femminile che nel mondo dell’hockey milanese è davvero rilevante. E bravo soprattutto a te, che hai aggiunto un nuovo tassello: qual è l’ingrediente segreto per portare avanti un impegno così a lungo?
La passione muove tutto: non sono pagato, anzi ci metto del mio, e lo stesso vale per altri. Lo faccio perché anche se insegnare è faticoso, apprendere lo è ancora di più e vedere come le persone si avvicinano, si impegnano e infine si appassionano all’hockey ti dà una fortissima motivazione.

OVERTIME
Parliamo di Olimpiadi, che cosa ti aspetti?
Andrò sicuramente a vedere le partite. Passo spesso davanti a Santa Giulia e mi fa piacere veder crescere il palazzetto di settimana in settimana; di contro la notizia che non è adeguato per la visione delle partite da hockey non è di buon auspicio.
Sono certo che Santa Giulia offrirà uno spettacolo mozzafiato, ma sarà per tre settimane e poi il ghiaccio sparirà.
Avrebbero dovuto approfittare per fare almeno una seconda pista che rimaneva. Considerando la richiesta che c’è ora, l’assenza dell’Agorà e il traino che le Olimpiadi daranno agli sport del ghiaccio, sarebbe stato un investimento azzeccato.
Al PalaSesto trovare anche solo 15 minuti di ghiaccio è impossibile. Una pista in più in città sarebbe piena ogni giorno fino a mezzanotte.
Grazie Moris perché se i pochi spazi presenti in città sono pieni, il tuo merito è evidente. 🏒

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