Patrizia Marcomin, IceLab

‘Ripartire’ lo abbiamo scritto tante volte nelle nostre interviste. Ripartire passa da un primo tassello fondamentale: avere uno spazio adeguato, che a Milano si chiama Agorà e che è chiuso da oltre un anno. La speranza di vederlo riaperto è alimentata da un bando emesso dal Comune e vinto da IceLab cinque mesi fa. Si può ripartire? Milano Hockey City è andato a chiederlo direttamente agli assegnatari, nella persona di Patrizia Marcomin

PRIMO PERIODO: IceLab e il Forum

Patrizia, come ti sei avvicinata al ghiaccio?

Ho cominciato come pattinatrice, per poi passare ad allenare e infine dedicarmi alla direzione delle piste. Ho iniziato con il Gruppo Cabassi al Piranesi e, quando ha chiuso, ho trasferito la gestione al Forum di Assago, un luogo che rappresenta una seconda casa per me. 

Tuttavia, il passaggio successivo di carriera, ti ha costretto ad allontanartene. 

Esatto, ma per poco. Federica Pesenti, proprietaria di IceLab, mi ha coinvolta nella gestione del palaghiaccio di Bergamo mentre era ancora in fase di costruzione, circa una decina di anni fa. C’erano prospettive interessanti, e si sono concretizzate in fretta: dovendo gestire un folto gruppo di atleti, fin da subito le due piste di Bergamo non bastavano, così abbiamo chiesto ore al PalaSesto e poco dopo ci siamo rivolte proprio al mio amato Forum, dove siamo presenti dal 2017. 

Com’è andato il ritorno a casa?

Abbiamo chiesto delle ore, ma abbiamo ottenuto molto di più: la gestione di tutto il calendario del ghiaccio al di fuori dell’apertura al pubblico. Un accordo già rinnovato una volta e garantito almeno fino alle Olimpiadi 2026. E in quelle ore ci abbiamo messo artistico, sincronizzato, danza, ma soprattutto l’hockey. 

Ne ero già a conoscenza, ma riporto esattamente come me lo dici: mi fa piacere che qualcuno pensi soprattutto all’hockey. 😀

A Bergamo IceLab è indirizzata all’artistico, soprattutto di altissimo livello, e non abbiamo una pista con assetto da hockey, mentre a Sesto questo sport è gestito dai Diavoli. Quindi, il Forum è il nostro polo hockey, per grandi e piccoli. 

Ecco, come insegnate l’hockey a bambini e bambine?

A Bergamo abbiamo una scuola hockey per bambini gestita direttamente da noi, e chi continua viene poi reindirizzato verso altre società. Ad Assago invece affittiamo il ghiaccio a diverse società e sono loro a organizzare corsi, allenamenti, partite: abbiamo iniziato con un paio di squadre, mentre ora – causa anche la chiusura dell’Agorà – ce ne sono parecchie di più.

Se avessi delle ore in più, sicuramente non le lascerei vuote: la richiesta è alta sia per i ragazzi, sia per gli adulti, tanto per i corsi che per gli allenamenti e le partite. Vale per l’hockey e per tutti gli sport del ghiaccio. 

Già, servirebbe quasi un altro spazio… che a Milano esiste eccome, ma è chiuso e abbandonato! Stiamo parlando dell’Agorà, ed è arrivato il momento di affrontare con Patrizia il tema centrale della nostra chiacchierata: la situazione del palazzetto, il bando indetto dal Comune e l’auspicabile riapertura. 

L’interno del Palaghiaccio IceLab di Bergamo. Oltre alla pista principale che si vede nell’immagine, l’edificio ne ospita una seconda più piccola per gli allenamenti, insieme a diversi servizi. 

SECONDO PERIODO: Agorà

Cominciamo dall’inizio: ci spieghi come è andata con il bando?

Abbiamo fatto una dimostrazione di interesse e partecipato alla gara, e l’abbiamo vinta. Era un bando un po’ particolare: una richiesta di ristrutturazione che dà diritto a gestire l’impianto per tre anni dalla data di riapertura. In seguito, ci sarà una nuova consultazione che sceglierà un assegnatario di più lungo periodo, il quale – nel caso non fosse di nuovo IceLab – dovrà restituirci un indennizzo per la ristrutturazione stessa. 

Ci sono diversi elementi che vorrei commentare. Partiamo dalla durata della concessione: tre anni mi sembra un periodo piuttosto corto. 

Infatti, è decisamente molto corto, soprattutto confrontato con la situazione: dai sopralluoghi abbiamo trovato uno stadio in condizioni pessime, per cui anche una ristrutturazione è una procedura molto impegnativa che richiede investimenti importanti. Interventi gravosi e un periodo di ammortamento ristretto richiedono valutazioni molto attente per evitare di trovarci in difficoltà.

In questo periodo di dialogo con il Comune, avete proposto di allungare i tempi di gestione così che l’operazione sia più sostenibile?

Certamente, ma non è possibile: quella dei tre anni è una condizione fondamentale dell’accordo e non può essere modificata. Ovviamente rimane aperta per noi la possibilità di partecipare al secondo bando, ma è una consultazione separata e altri potrebbero prendervi parte. 

Il secondo bando sarà più attrattivo? 

Naturalmente: un conto è questo bando in cui c’è da rimettere in piedi una struttura fatiscente, un conto sarà l’assegnazione successiva con un palazzetto messo a nuovo, tempi di concessione più lunghi e una restituzione di capitale a nostro favore contenuta. 

Ecco, un altro tema del bando attuale è il rimborso che dovrebbe esservi corrisposto dal gestore definitivo (quindi non dal Comune): 300.000€. Roberto Brasca, gestore del PalaSesto intervistato da Rai News, ha dichiarato che è una cifra distante dalla realtà e basterebbe, ad esempio, solo per la macchina rasaghiaccio e le balaustre. 

Ha pienamente ragione, mentre i sopralluoghi ci hanno messo di fronte ad un edificio con problematiche strutturali, infiltrazioni dal tetto e altro ancora, senza considerare che l’impianto è ormai vecchio e deve essere omologato alla nuove normative. 

Le condizioni sembrano davvero sfavorevoli per voi. Che cosa vi spinge a continuare nell’intento?

Le condizioni del bando sono distanti dalla realtà, era chiaro fin dal principio, ma nonostante questo abbiamo deciso di partecipare perché crediamo nell’importanza di questa struttura: per IceLab è un’opportunità, ma soprattutto vogliamo dare il nostro contributo alla città e allo sport. È chiaro però che il Comune deve fare la propria parte. 

Ecco, quale può essere la mossa del Comune, considerando che abbiamo già detto che non può venirvi incontro sugli anni di concessione?

Trattandosi di una struttura pubblica, mi sarei aspettata che il Comune contribuisse economicamente, mentre al momento non è previsto nessun esborso. 

Mi chiedo come mai il Comune non abbia valutato una vendita della struttura: in quel caso l’assegnatario avrebbe avuto sicuramente più margine d’azione e, a parità di investimento pubblico (cioè niente), la collettività avrebbe goduto di una struttura totalmente ristrutturata e gestita a lungo termine. 

E probabilmente già riaperta o quasi. Ora a che punto è la discussione?

Il Comune sta valutando le nostre considerazioni, hanno dichiarato che ci daranno una risposta a fine giugno. Si è perso un po’ di tempo con la burocrazia e all’inizio dei confronti abbiamo avuto una chiusura totale, ma adesso secondo me ci stanno riflettendo seriamente.

Segniamo sul calendario ‘fine giugno’, ma già ora possiamo escludere la possibilità che l’impianto riapra a settembre…

Dubito fortemente che avendo delle risposte del Comune a fine giugno, di cui ovviamente non conosciamo la natura, si possa riaprire per la nuova stagione.

Trovato un accordo sul bando in sé, c’è da considerare la ristrutturazione vera e propria, quindi ad oggi è molto difficile dare una data. 

Ad un certo punto questa data comincerà ad essere vicina alle Olimpiadi, e l’Agorà è parte del programma come centro di allenamento. 

A riguardo delle Olimpiadi, più che il Comune è la Fondazione Milano Cortina a doversene occupare: su questo fronte mi pare un po’ tutto rallentato, non solo la questione Agorà. Vale quanto dicevo sopra: anche dalla Fondazione era lecito aspettarsi un supporto economico e fattivo, ma così non è stato. 

Riassumiamo in una frase la posizione di IceLab sulla questione Agorà ad oggi? 

Siamo partiti con grande entusiasmo e siamo stati rallentati dalla burocrazia, ma a questo stadio il Comune ha capito l’importanza di riaprire la struttura e il fatto che non ci sono molti altri partner disponibili per questa ristrutturazione, forse proprio nessun altro.

Siamo fiduciosi! Il bando lo abbiamo sempre in mano noi, e l’interesse rimane immutato. A Milano un palazzetto manca e deve tornare: l’Agorà deve essere rimesso a posto. 

Per sperare di vedere riaperto l’Agorà, IceLab è l’unica carta su cui Milano può contare, ma – per fortuna – è una carta vincente: una società solida e seria, che conosce gli sport del ghiaccio, che vanta un curriculum di successi e che sta cercando di portare avanti congiuntamente i propri interessi e quelli della collettività. È una carta che Milano non può proprio giocarsi male. 

Lo stadio del ghiaccio Agorà di via dei Ciclamini: inaugurato a fine anni ‘80, è ora chiuso da fine 2022. Nel dossier di candidatura Olimpica di Milano Cortina 2026 è stato indicato come struttura per gli allenamenti del pattinaggio. 

TERZO PERIODO: Olimpiadi e futuro

Ripartire, dicevamo all’inizio. Abbiamo parlato di strutture, abbiamo accennato all’opportunità delle Olimpiadi, ora introduco un terzo addendo: a me pare che l’interesse per l’hockey e per gli sport del ghiaccio ci sia eccome, che cosa ne pensi?

Ma certo! Al primo sopralluogo all’Agorà, con i nostri tecnici e il Comune, si sono avvicinati dei genitori per chiederci informazioni sulla riapertura, domandavano quando sarebbero ripartiti i corsi. I milanesi non vedono l’ora che ci sia il ghiaccio! 

Ecco, avvicinare bambini e bambine è qualcosa su cui Milano Hockey City è impegnato, ad esempio con la prova che abbiamo fatto al Forum, e ancor di più IceLab…

Se non cresciamo una nuova generazione – che sia per l’artistico, per l’hockey, per tutte le discipline del ghiaccio – muore il movimento. Presto o tardi chi pratica oggi smetterà, e chi subentra? Per di più in questi anni dobbiamo fare i conti con le conseguenze del Covid, che ha allontanato bambini e bambine dalla pratica sportiva.  

Credi che le istituzioni se ne stiano preoccupando?

Ho sentito dire a Giovanni Malagò, parlando delle Olimpiadi di Parigi e commentando le possibili medaglie azzurre, che dobbiamo preoccuparci meno dei risultati e più degli atleti, e ancor di più delle infrastrutture. 

Eccoci di nuovo a parlare di impianti. Di tutto quanto ci siamo detti sull’Agorà, questo è l’aspetto che dovrebbe preoccuparci di più: senza strutture mettiamo in crisi il ricambio generazionale. 

E tutto lo sport in generale, almeno a livello di città. Guarda, il Forum è casa mia, Bergamo è un palazzetto stupendo, non mi dimentico anche di Sesto, ma nessuna di queste è una struttura di Milano! 

Milano è venuta a perdere un pezzo importante non solo per l’hockey, non solo per il professionismo, ma per tutta la pratica di base. Ma io resto positiva e penso che, proprio perché l’Agorà è così cruciale, troveremo una quadra. 

Come sempre Milano Hockey City condivide l’atteggiamento positivo di chi, nelle grandi difficoltà del periodo, mantiene la speranza, l’impegno e la visione a lungo termine. Abbiamo quasi finito, o forse no… 

Il Palaghiaccio IceLab di Bergamo animato da pattinatori e pattinatrici.

OVERTIME

Patrizia, se segui Milano Hockey City sai che arrivati all’overtime proponiamo una domanda scherzosa per concludere l’intervista. Ma qui la questione è seria e soprattutto non vorremmo affatto chiudere la conversazione: sei disponibile a risentirci, magari dopo il prossimo incontro con il Comune?  

Molto volentieri, in qualsiasi momento ci saranno degli sviluppi, ci sentiamo, ci teniamo aggiornati e torniamo a parlarne insieme! 

Allora a risentirci presto! ⛸️