Roberto Sterza, HC Sgularat

Continua il giro di Milano Hockey City alla scoperta delle realtà hockeystiche che animano la città: oggi parliamo di una squadra con dieci stagioni di esperienza alle spalle, impegnata nei Campionati Libertas B e C, gli Sgularat. Incontriamo Roberto Sterza, la sua passione e la sua voglia di costruire per il futuro. 

PRIMO PERIODO: Milano – Renon – Milano

Raccontaci di te, Roberto: come sei arrivato all’hockey?

Sono nato a Milano, e cresciuto in un momento in cui non potevi non conoscere l’hockey.

Ho sempre seguito la squadra, anche se il mio primissimo ricordo non è da tifoso, ma da curioso: quando ero piccolo la TV della Svizzera italiana trasmetteva al sabato una partita del campionato nazionale. Sentir parlare di Lugano o Ambrì Piotta era altrettanto normale che seguire il Milano. 

Quindi una passione che porti avanti da sempre. 

Certamente, e ad un certo punto anche un ambito professionale: dal 2007 al 2017 sono stato il responsabile delle sponsorizzazioni del Renon. Un’esperienza che mi ha consentito di vivere l’hockey dall’interno dello spogliatoio, per altro in un periodo molto positivo per la squadra altoatesina, cresciuta fino a vincere scudetti, coppe e supercoppe. 

Che ricordi hai di quel periodo?

Decisamente positivi, ad esempio ricordo quando a Renon arrivò il portiere canadese Chris Mason direttamente dai Nashville Predators di NHL. Nonostante il pedigree, all’inizio Mason ha fatto fatica ad adattarsi: era così abituato alla velocità del campionato nordamericano, che nel contesto della Serie A era spesso fuori tempo perché i dischi viaggiavano a una velocità inferiore. Era troppo in anticipo! Più avanti si riprese e contribuì alla doppietta campionato-coppa 2013/2014. 

Ricordo anche la strana sensazione di andare a vedere gli incontri contro il Milano all’Agorà da avversario!

Proprio Milano è tornata poi ad essere casa tua.  

Abito vicinissimo al Piranesi, un posto magico: lì in zona c’è ancora gente che parla di hockey, più che nel resto della città. O almeno questa è la mia sensazione: è un luogo davvero particolare e significativo per la storia dell’hockey in città. 

Sarebbe fantastico vederlo di nuovo con il ghiaccio, anche solo per una volta: chissà che a qualcuno venga l’idea, magari per le Olimpiadi… 

La tua storia con l’hockey però non è solo di fascino e passione, sei anche un giocatore dilettante. 

Nonostante il desiderio di giocare mi abbia sempre accompagnato, ho iniziato davvero molto tardi. Sapevo pattinare e ho cercato una squadra amatoriale, finché ho trovato gli Sgularat: sono arrivato 9 anni fa, poco dopo la fondazione. 

Che ruolo hai negli Sgularat?

Il fatto di essere il più anziano in squadra, sia per militanza che per età anagrafica, mi ha naturalmente portato ad esserne il coordinatore. Il mio ruolo è concentrato sull’organizzazione e sull’aspetto finanziario. Attorno a me si muove un team di persone, unite dalla stessa passione, che mi supporta in tutti gli ambiti operativi e che mi auguro un domani proseguirà la gestione.

Ho visto che avete da poco compiuto dieci anni (congratulazioni! 🍻). L’attenzione alla struttura gestionale è stata la chiave per garantire questa continuità? 

Sì, è un nostro tratto distintivo. In questi anni la squadra è cresciuta, si è strutturata e ha contribuito – insieme alle altre realtà della città – alla crescita del movimento hockeystico amatoriale, fino alla recente creazione dei campionati Libertas. 

Come abbiamo già avuto modo di raccontare nell’intervista ai Fighters, il campionato Libertas nutre la passione di tanti hockeisti praticanti. È tempo di approfondire chi sono gli Sgularat! 

Il logo dell’Hockey Club Sgularat Milano.

SECONDO PERIODO: Pipistrelli sul ghiaccio

Fammi un’introduzione sugli Sgularat. 

Gli Sgularat, che in milanese significa ‘pipistrello’, sono nati dieci anni fa. Direi che il nome è azzeccatissimo visti gli orari in cui ci alleniamo: in pratica siamo degli animali notturni, come i pipistrelli! Giochiamo al PalaSesto, siamo iscritti alla Libertas da tre anni e abbiamo una base di 40 atleti che ci consente di avere due squadre, una in B e una in C. 

Come sono impostati i due team? 

Fra i campionati di B e C c’è una certa differenza, senza parlare della A dove ci sono anche ex giocatori professionisti. 

La nostra squadra B ha un’età media sui 26 anni, molti giocatori sono studenti universitari e hanno grande voglia di impegnarsi agonisticamente. La squadra C ha un’età media più alta, ma funge anche da bacino di crescita: non abbiamo un percorso di start hockey perciò chi inizia da noi parte dagli allenamenti, via via più strutturati, e poi viene inserito nelle partite. 

Che cosa distingue gli Sgularat? 

Alla base di tutto, la voglia di divertirsi, stare insieme e condividere la passione per questo sport. 

L’hockey per noi è anche inclusione: gli Sgularat sono stati la prima squadra in Libertas a schierare una linea completa tutta al femminile. Anche la rappresentanza straniera è notevole: abbiamo giocatori che provengono da Paesi lontani come Turchia e Australia, e altri che vengono dall’est Europa. 

A tuo avviso come siete visti dal resto dei team dilettantistici?

All’inizio eravamo visti come una squadra ‘simpatica’, ma nel tempo siamo maturati, sia a livello agonistico che per quanto riguarda la gestione tecnica. Negli ultimi anni abbiamo avuto degli ottimi coach ed ora abbiamo ulteriormente alzato l’asticella nominando Gianfranco Barozzi, portiere dei Devils, alla guida della squadra. Di conseguenza, è cresciuto anche il rispetto nei nostri confronti.  

E quindi lo scontro più sentito è contro… 

Condividendo il ghiaccio e persino la struttura societaria, il nostro derby è con i Diavoli. Ci consideriamo fieri avversari e allo stesso tempo in buon rapporto con tutte le squadre della Libertas… anche se giocare contro le altre milanesi dà sempre quella motivazione in più!

Foto di gruppo per l’Hockey Club Sgularat al PalaSesto, loro ‘tana’ per il campionato Libertas B e C. Foto: Angelica Concari.

Che cosa pensi dei campionati Libertas?

Chi aveva fondato gli Sgularat era anche il promotore della Lega Cisalpina, un campionato molto amatoriale che però già mirava a riunire il nord-ovest, di fatto precursore della Libertas. Ora abbiamo fatto un passo ulteriore, e ben deciso; la Libertas si è data delle regole che garantiscono uno svolgimento del campionato in forma professionale.  

Con una buona struttura e con l’affiliazione al CONI, Libertas copre tutto il nord-ovest: Torino, Aosta, poi tutta la Lombardia con Bergamo, Varese, Ponte di Legno e le tante squadre che ruotano intorno a Milano e dintorni. Siamo ancora agli inizi, ma stiamo crescendo bene! 

Guardando solo alle squadre che giocano nell’hinterland di Milano, credo parliamo di 400 persone praticanti. 

Un numero interessante e una struttura tutt’altro che scontata, considerando il contesto in cui si trova Milano. 

Non ti nascondo che giocare a Milano ha problemi non indifferenti: il ghiaccio costa molto, ed essendo auto-finanziati ogni anno perdiamo dei giocatori a causa di questo. E per di più le ore non bastano: ci alleniamo tardi la sera, altra causa di abbandono. 

Una volta ci è capitato di giocare contro i Black Angels all’Agorà ben oltre la mezzanotte. E dopo di noi si allenava l’artistico. Che sia hockey o altro, c’è fame di ghiaccio! 

È con questa fame di ghiaccio che Milano si avvicina all’evento più importante della sua storia legata agli sport invernali: le Olimpiadi 2026, a cui – è ormai tradizione – dedichiamo il terzo periodo delle nostre interviste. 

It’s hockey, baby! Roberto durante una combattuta sfida del campionato Libertas. Foto: @sgularat_hockey_milano 

TERZO PERIODO – Le Olimpiadi

Bene, Olimpiadi. Che partita andrai a vedere? 😀

Sicuramente Canada-Svezia! 

Probabilmente l’hanno pensato in molti, ma va detto che quando ci siamo parlati con Roberto non erano ancora stati estratti i gironi. Ci hai visto bene! 

Un grande classico, sono andato sul sicuro. 

Ci siamo detti che una volta “non potevi non conoscere l’hockey a Milano”, e ancora oggi esiste uno zoccolo duro di praticanti nonostante la carenza di strutture. Perciò, c’è speranza che l’interesse per l’hockey a Milano rinasca grazie alle Olimpiadi? 

Se fai comunicazione, se lavori sulle scuole, Milano è una piazza in cui qualsiasi sport ha potenziale. E le Olimpiadi non possono che essere l’occasione migliore. 

Certamente, bisogna iniziare a sfruttarla questa opportunità: dovrebbe esserci un piano che punti tutto sull’evento, e non lo vedo così avviato. Ho il timore che manchi la sensibilità per l’occasione che abbiamo davanti. 

Che cosa senti che manca più di tutto?

Un progetto sulle strutture, ho paura che non rimanga niente dopo l’abbandono alla riqualificazione del PalaSharp e la situazione dell’Agorà. Occasioni come questa capitano una sola volta, con un buon lavoro di programmazione si possono creare delle opportunità di crescita: siamo ormai ai tempi supplementari e lo spazio di manovra è ridottissimo.

Siamo anche noi prossimi ai tempi supplementari, e per la domanda dell’overtime proviamo a mantenere un po’ di ottimismo in vista delle Olimpiadi! 

Roberto in tenuta giallonera: gli Sgularat festeggiano quest’anno il decimo anno di attività. Foto concessione di Roberto Sterza. 

OVERTIME


È facile farsi prendere dalla negatività quando si parla di grandi eventi in Italia, e avremmo pure qualche buon motivo per farlo. Mi dici invece una ragione per essere ottimisti? 

Io sono ottimista di natura, ma anche realista e disincantato. E, come dicevo, preoccupato. Eppure te ne do due di ragioni! 

L’hockey vissuto dal vivo piace: è un gioco veloce, con regole di base semplici, contatti e risse che fanno spettacolo. Gli ingredienti ci sono, bisogna semmai trovare più modalità per portare la gente allo stadio e farla divertire: in questo modo si aumentano le possibilità di avvicinamento allo sport. 

La seconda ragione è di carattere personale, ma molto concreta. 

Nell’hockey praticato oggi a Milano vedo tante persone come me che ci mettono tempo e passione perché ci sia un futuro. Non lo facciamo solo per noi, costruiamo per qualcun altro che verrà poi. 

Non è proprio così poco, impegnarsi per un futuro di cui non abbiamo certezza. 👏

In questo Milano Hockey City è con Roberto e con tutti quelli che vogliono costruire un futuro per l’hockey a Milano! 💪