Perché l’hockey possa raggiungere nuove persone, c’è bisogno di raccontare (anche) il suo presente: è l’impegno a cui dedica anima e corpo Andrea Scheurer, fondatore e autore di Hockey Italia 21, website che da anni porta avanti l’ambiziosa promessa di raccontare tutte le discipline dell’hockey… ma il ghiaccio rimane il nostro preferito! ❄️
PRIMO PERIODO: Hockey Italia 21
Partiamo da Hockey Italia 21, perché hai sentito il bisogno di creare il canale?
Sono sempre stato appassionato di hockey su ghiaccio, ma ho avuto l’ispirazione mentre scrivevo di hockey su prato durante le Olimpiadi di Tokyo nel 2021: mi sono reso conto che non esisteva in Italia un sito o una testata che parlasse di tutte le tipologie di hockey insieme.
Ghiaccio, prato, rotelle, inline, altro ancora: su Hockey Italia 21 c’è proprio tutto.
Esatto, è nato come community sui social e scrivendo solo delle Nazionali, ma presto ho iniziato a seguire i campionati italiani di tutte le tipologie di hockey, maschili e femminili, e para hockey, ovvero l’hockey per le persone con disabilità.
C’è tanta sovrapposizione tra chi segue il ghiaccio e le altre tipologie di hockey?
Non molta. Uno degli obiettivi di Hockey Italia 21 è proprio avvicinare una persona che segue l’hockey su ghiaccio alle altre discipline, e viceversa: man mano sta succedendo, di solito il traino è seguire le squadre della propria città o regione. Ampliare gli appassionati è fondamentale, anche raggiungendo persone all’estero.
Quanto interesse c’è fuori dell’Italia rispetto ai nostri campionati?
L’hockey su pista è molto seguito in Argentina, Portogallo, Spagna e alcune testate di questi Paesi utilizzano Hockey Italia 21 come fonte citata. Per quanto riguarda l’hockey su ghiaccio, l’essere internazionale è nei campionati stessi, se pensi all’ICE e all’Alps che includono formazioni italiane e non.
A proposito di squadre, immagino tu sia spesso in contatto con loro. Com’è la comunicazione?
Ci sono realtà molto diverse fra loro: tutte le squadre di ICE e Alps hanno un ufficio stampa, sono strutturate per rispondere velocemente, mentre questo accade solo per alcune realtà in IHL e Division I. In ogni caso, siamo in contatto con tutte le società: abbiamo sempre bisogno di conferme perché le informazioni siano corrette.
Possiamo dire che l’hockey su ghiaccio è un po’ il fratello maggiore fra le varie tipologie? Eppure ha sicuramente qualcosa da imparare dagli altri hockey.
Sicuramente l’hockey ghiaccio è quello più conosciuto. Tuttavia, è interessante che l’hockey pista abbia fatto presa anche in città più grandi del ghiaccio, e ora in serie A ci sono Lodi, Vercelli, Bassano, Grosseto: un buon esercizio sarebbe comprenderne le ragioni, anche se credo che molto dipenda dall’offerta sportiva complessiva in quei centri. Soprattutto, a parte l’eccezione di Monza, sono città che non hanno una squadra di calcio che attira tutto l’interesse.
E l’hockey subacqueo? 🐠
Quello è un mio pallino! È una delle tantissime varianti di hockey meno conosciute. Esiste comunque un campionato: parlarne è stata l’occasione per proporre un contenuto diverso e simpatico alla community. Sarebbe da provare!
Non lo escludo, ma non te lo prometto! 😄 Nello specifico dell’hockey che interessa Milano Hockey City – quello su ghiaccio – nel 2023 siete stati media partner del Trofeo Dolomiti: come è stata quell’esperienza?
È nata dal fatto che uno dei collaboratori del sito è anche l’organizzatore del torneo: ci siamo proposti per raccontare la prima edizione, è andata bene e certamente lo faremo anche per la seconda. Ci era già successo di lavorare come media partner, al Festival Rotellistico di Napoli, e sicuramente miriamo a ripetere questo tipo di esperienza.
È interessante perché Hockey Italia 21 ricava visibilità, ma soprattutto questi tornei ottengono una narrazione che altrimenti non avrebbero.
Esatto, è a vantaggio di entrambi, e anche dei lettori: quando è nata l’opportunità di Napoli ho spinto molto per poter raccontare il Festival perché ritenevo che ci fosse un pubblico interessato, e lo stesso è valso poi per il Trofeo Dolomiti.
Per Hockey Italia 21 non c’è solo una ragione di visibilità: essere media partner significa diventare una fonte autorevole per le persone presenti all’evento e un canale ufficiale per chi invece segue tramite il sito. Essere direttamente coinvolti nell’evento aiuta a creare contenuti migliori, e questo è di nuovo a beneficio di tutti.
È un principio che abbiamo imparato a conoscere: nell’hockey ci si aiuta. Siamo una community piccola, ma abbiamo ben chiaro che dobbiamo far crescere il movimento, per il bene di tutti.

SECONDO PERIODO: L’hockey giocato
Oltre che spettatore e narratore dell’hockey italiano, sei anche giocatore, giusto?
Vero, gioco nei Corsari nel torneo Libertas. Ho iniziato più di 10 anni fa nella scuola hockey dei Black Angels: il lavoro di cronista mi occupa notte e giorno, ma il momento degli allenamenti e delle partite è sacro, me lo ritaglio sempre volentieri.
In città c’è un buon tessuto amatoriale, seppur costretto a giocare oltre i confini municipali. Qual è la tua fotografia dell’hockey giocato a Milano?
Nella Libertas ci sono quasi dieci squadre, che si dividono fra PalaSesto, San Donato, Forum. Alcune sono ben strutturate, altre sono gruppi di amici. L’atmosfera è sempre positiva: giochiamo contro e poi ci divertiamo insieme.
È una bella community, benché un po’ nascosta. Che cosa potrebbe aiutarla?
Sicuramente la ri-apertura dell’Agorà: a parte essere un luogo simbolo, da quando ha chiuso è più difficile ottenere ore-ghiaccio e si finisce ad allenarsi la sera tardissimo. Inoltre, lavorare sul sistema e prestare più attenzione alla comunicazione.
Beh, visto che entrambi ci occupiamo di comunicazione e informazione, vedremo se ci verrà qualche idea per raccontare la Libertas!
Ora è il momento in cui ti chiederei chi vorresti che intervistassi nelle prossime settimane: te l’avevo già domandato ad un nostro precedente incontro e mi avevi detto…
Giorgio Prando, il punto di riferimento per chiunque voglia fare il mio mestiere a Milano. Ho grandissimo rispetto per lui, è una leggenda!
Solo che nel frattempo l’ho già intervistato! 😬
Allora dico Massimo Da Rin per il suo percorso a Milano e fuori, e anche per la sua esperienza nello sledge. E aggiungo un nome femminile: Alessia Labruna, originaria di Milano, che ora gioca nelle Trentino Women.
Segnati entrambi! Fine secondo periodo, e ora – come è ormai tradizione per l’ultimo tempo dell’intervista – parliamo di Olimpiadi.

TERZO PERIODO: Le Olimpiadi
Che partita non vedi l’ora di andare a vedere?
Essendo per metà italiano e per l’altra svizzero, sarà Italia-Svizzera. Seguendo diversi tipi di hockey, mi capita spesso di vedere questo mio derby personale: sul ghiaccio non c’è storia in favore della Svizzera, mentre su pista e inline è più forte l’Italia, e su prato ce la giochiamo.
Apro una parentesi sulla Svizzera: è un bel caso di un movimento che è cresciuto molto negli ultimi anni.
La Federazione Svizzera investe sui giovani, che è sempre il modo più corretto per avere un lungo futuro, ma anche in Italia è partito un programma di sviluppo. Diversa invece la situazione delle strutture, almeno confrontando gli ottimi impianti svizzeri con quelli lombardi, dove solo Varese sta lavorando bene.
Tornando alle Olimpiadi: qual è la tua previsione per l’evento da un punto di vista sportivo?
Non ho dubbi: a Milano c’è una passione che dura da un secolo e c’è fame di hockey.
La community hockeystica milanese risponderà presente con grandissimo entusiasmo e riempirà il palazzetto. Mi auguro anche per l’hockey femminile e il para ice hockey!
Sono d’accordo, possiamo dire invece che la vera vittoria sarebbe attrarre gente nuova?
Si parla di un’Olimpiade in casa, perciò spero proprio che tanta gente incroci l’hockey per la prima volta, anche solo per dire ‘io c’ero’. Chissà che poi qualcuno di loro non continui a seguirlo.
Potrebbe essere l’inizio di una ricostruzione?
Bisognerà capire cosa lascerà l’Olimpiade, soprattutto in termini di strutture. Il tema degli impianti è già centrale ora: vanno ospitate una ventina di squadre, tra maschili e femminili – quindi 400 professionisti – che avranno esigenza di allenarsi.
Prendendola con ironia si potrebbe dire che oggi a Milano ci sarebbero più impianti per giocare a hockey subacqueo che a hockey su ghiaccio. La questione è tuttavia molto seria e torneremo a parlarne. Ora per Andrea la domanda dell’overtime!

OVERTIME
Qualche mese fa, la FISG ha lanciato Italia Hockey: per te le istituzioni sono un partner o un concorrente?
Ogni Federazione, in questo caso FISG, ma vale anche per FISR, FIH e FIPPS, è il punto di riferimento per tutti i campionati che segue Hockey Italia 21, quindi sicuramente un partner con il quale stiamo già collaborando.
Certo, nel nome Italia Hockey c’è un riferimento al nostro progetto, e questo crea un rischio di confusione: la FISG segue solo l’hockey ghiaccio, mentre noi tutti i tipi. Inoltre, è una community ancora nuova, avrà bisogno di tempo per crescere: avrebbero potuto sfruttare i canali social FISG già esistenti, aumentando su quei canali la produzione di contenuti sull’hockey.
È comunque comprensibile che abbiano scelto di creare una community istituzionale e penso ci siano tanti altri modi per continuare a lavorare fianco a fianco.
Hockey Italia 21 e Milano Hockey City si occupano di prospettive diverse in relazione all’hockey, ma hanno in comune la volontà di ampliare il bacino di appassionati a questo magnifico sport. Perciò grazie Andrea, ci riparleremo sicuramente molto presto! 😉


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