Etienne Tacchini, HC Fighters

Assago. Mentre sopra di noi il Forum si riempie in vista di una partita dell’Olimpia, Etienne Tacchini mi fa scoprire il mondo delle squadre dilettanti e amatoriali che ruotano intorno a Milano. Una per volta, Milano Hockey City parlerà con tutte queste realtà. Intanto, il primo capitolo è già una sorpresa: scopro una società incredibilmente organizzata, impegnata a migliorare il sistema, positiva, capace, brillante. Scopro l’Hockey Club Fighters Milano

PRIMO PERIODO – Una squadra e il suo campionato


Etienne, come sei arrivato all’hockey?

Seguo l’hockey rossoblu da quando avevo 4 anni, ma ho iniziato a giocare solo nel 2015, quando insieme ad un gruppo di amici ho partecipato a un corso a Sesto, al tempo l’unico per gli starter oltre i 20 anni. Però eravamo in tanti e così si finiva per giocare poco durante le partite.

E quindi hai fondato i Fighters?

Io avevo le competenze per gestire la società, mentre il mio socio di allora – Roman Simunek – univa esperienza sportiva e un nome conosciuto. Appena fondati nel 2017 eravamo in 13-14, quest’anno siamo più di 90 e abbiamo squadre in quattro campionati: Libertas A, B, C e Junior.

Ecco parliamo della Libertas, perché c’è il tuo zampino anche qui.

Appena prima della pandemia, io e altre due o tre persone ci siamo resi conto che il sistema dilettantistico aveva bisogno di un rinnovamento. C’erano diversi tornei, ma slegati fra loro e ciascuno con delle problematiche: la Nord Ovest Hockey League era l’unico campionato con le trasferte, sempre difficili da gestire per le società amatoriali; la Milano Hockey League era diventata praticamente un quadrangolare; nella Cisalpina il livello si era abbassato.

Così, abbiamo fondato i campionati CNHL, sotto ente di promozione Libertas: all’inizio c’era solo il Junior ed eravamo in pochi, poi abbiamo rifondato proprio i tre campionati senior, a cui oggi aderiscono oltre venti società.

Sono diventati i campionati Libertas A, B e C, ma nella sostanza che cosa è cambiato?

Pressoché tutto. Non è solo un fatto di denominazione, ma di regolamenti: la serie A è aperta a tutti, la serie B esclude chi ha giocato nei campionati FISG, come anche la C che è dedicata agli starter. Sono livelli molto diversi che permettono a chiunque di avere il proprio contesto: dagli ex professionisti agli amatori, compresi anche gli stranieri che invece in IHL Division I non possono giocare.

La stessa flessibilità immagino valga anche per le società, giusto?

Esatto, ci si iscrive nel campionato che si ritiene più adatto, oppure si tengono due o più squadre suddividendo i tesserati. E la quota di affiliazione a Libertas e a CNHL è decisamente più contenuta rispetto alla Division I.

Una sfida importante rivedere il sistema dal basso mentre si deve far funzionare la propria società.

Il principio è stato cercare di favorire il movimento, non solo la nostra squadra: se il sistema gira, funziona tutto meglio anche per noi. 

Etienne, fondatore, presidente e giocatore dell’HC Fighters Milano, al centro. Foto: Milano Hockey City.

E non è finita qui, vero? Si unisce Chiara Borroni, Team Manager.

Chiara: Già, perché è arrivato il covid! Noi e le altre società dilettantistiche ci basiamo sulle quote dei soci, i quali – giustamente – non avrebbero pagato per non giocare.

Ci siamo mossi in prima persona per far riconoscere al CONI il CNHL Libertas come campionato di interesse nazionale: così è stato e questo ci ha permesso sia di poter giocare nel momento delle zone rosse/arancioni/gialle, sia di ottenere delle sovvenzioni – di cui hanno usufruito tutte le società iscritte.

Quindi i Fighters non faranno mai il passaggio in IHL Division I?

Al momento non ne vediamo il motivo. Libertas ci dà più supporto da una parte e garanzia di indipendenza dall’altro. Addirittura nell’ultimo anno è successo il contrario, con alcune squadre che sono passate dal campionato FISG alla Libertas: il Real Torino, gli Aosta Gladiators, i Fanano Miners.

Hai citato diverse realtà del nord-ovest, ma un altro pregio della Libertas – dal nostro punto di vista – è che Milano è molto presente!

Della ventina di società impegnate nella Libertas, circa metà gioca a Milano e dintorni.

Già, ci sono diverse realtà amatoriali e dilettantistiche che ruotano intorno a Milano – letteralmente ‘intorno’, divise fra Sesto, San Donato e Assago, dove il ghiaccio è rimasto. Milano Hockey City parlerà con TUTTE, è una promessa. Ora approfondiamo un po’ di più chi sono i Fighters, primi ospiti di questo giro nell’hockey (ancora) giocato a Milano. 

Un allenamento dei Fighters al Forum di Assago, loro casa, con Etienne in casacca rossa. Foto: Milano Hockey City.

SECONDO PERIODO: I guerrieri di oggi

Perché tutto quello che mi avete raccontato funzionasse, squadra e campionati, c’è voluta una grande forza di volontà, una visione di insieme, un approccio positivo. Quali sono stati gli altri ingredienti?

Sicuramente la comunicazione: abbiamo sfruttato i social, che qualche anno fa il mondo dell’hockey dilettantistico non utilizzava, ma anche il passaparola e gli open days. Inoltre, Roman – che ora non è più in società – è un nome che attirava le persone.

Chiara: E una volta attirate le persone, la chiave è stata impostare una gestione professionale. Economicamente, abbiamo fatto la scelta di chiedere di più per dare di più, e questo ha pagato. La nostra quota al tempo era più alta della media, ma offrivamo un allenatore professionista e una struttura. E ha funzionato: chi viene a giocare da noi rimane, e nel tempo si sono uniti anche tanti stranieri che passano da Milano per lavoro.

Etienne, come descriveresti i Fighters oggi?

Siamo una delle società hockeistiche più grandi che ruotano intorno a Milano, ma a me piace pensarci soprattutto come una famiglia: le persone che si aggiungono al team si sentono subito parte di un gruppo. Quest’estate, quando non c’erano partite o allenamenti, ci siamo ritrovati lo stesso e abbiamo ri-dipinto lo spogliatoio. E poi… beh, siamo i campioni in carica della Libertas A! 😄

Immagino che vincere il campionato che hai contribuito a creare sia stato il miglior momento della tua carriera hockeystica, dico bene?

Lo chiedi alla persona sbagliata. Ero talmente in ansia per la finale che non ho dormito per un mese, non ricordo nemmeno dove abbiamo giocato. Certamente mi sono goduto di più la premiazione che – per via dell’affiliazione al CONI – è avvenuta all’Olimpico di Roma. 

Il nuovo logo dei Fighters. 

Non ti ho ancora chiesto: da dove nasce il nome Fighters?

Inizialmente ci allenavamo a San Donato, così vicini alle piste di Linate che gli aerei in atterraggio disturbavano continuamente gli allenamenti. Un po’ per auto-ironia, un po’ per la mia passione proprio per gli aerei avevo pensato al nome Airplanes, ma non piaceva molto. Fu Danilo Dagrada, il nostro portiere, a suggerire il nome Fighters, che si riferisce agli aerei da combattimento come l’Eurofighter o l’F-14 – lo stesso che compare nel nostro logo.

E qual è la rivalità che sentite di più?

I Black Angels, hanno lo spogliatoio di fianco al nostro. Quest’anno il primo derby è finito 4-4: abbiamo tolto il portiere nel finale e segnato a 3 secondi dalla sirena. E poi anche i Diavoli Sesto: per tanti di noi sono stati la prima squadra, quella con cui abbiamo approcciato l’hockey.

Cosa fate per coinvolgere nuove persone?

Intanto, il passaparola e le catene di amici funzionano alla grande.
Poi, cercando ogni ambito di collaborazione: ad esempio, durante gli intervalli delle nostre partite si esibiscono le società di pattinaggio. Per loro è un’opportunità di esibizione, e noi arricchiamo la serata: ci fa piacere quando c’è un vantaggio per entrambi.
E infine anche attività più strutturate, con tanti open days in tutta la Lombardia o collaborando con le scuole.

L’hockey è uno sport che si può praticare anche da piccolissimi?

Per i bambini e ragazzi, c’è un aspetto educativo sottovalutato: l’hockey ti costringe a stare sempre attento, la sua complessità aiuta i più giovani a continuare a ragionare.

Chiara: devi essere concentrato già quando ti vesti, non puoi sbagliare i passaggi altrimenti riparti da capo. E in campo, devi stare ancora più attento: quando entrare, dove stare, quanto tempo star dentro, come uscire. Il tutto molto velocemente.

Nella prova hockey organizzata congiuntamente da Milano Hockey City e i Fighters al Palazzo della Regione, fra le tante persone che hanno provato, c’erano parecchi bambini e bambine. Un buon segnale per il futuro. E allora parliamo di futuro, parliamo di Olimpiadi. 

Un momento della prova hockey organizzata da Milano Hockey City e HC Fighters Milano a gennaio 2024: in primo piano Etienne, alle sue spalle i Fighters che hanno aiutato grandi e piccoli al primo approccio all’hockey. Foto: Milano Hockey City.

TERZO PERIODO – Le Olimpiadi

Nel futuro prossimo c’è un evento gigante, le Olimpiadi: come la vedi?

C’è un tema di impianti: avremo il PalaItalia, avremo la pista temporanea di Rho, ma dove si alleneranno le squadre?

Già, dove si alleneranno?

Dovessi scommettere direi in Svizzera: ci sarebbero Lugano, Ambrì, Bellinzona. Sono un’ora di trasferta o poco più, un’inezia per professionisti abituati a trasferte ben più lunghe.

Questo potrebbe essere un grosso danno economico, ma dal punto di vista sportivo?

A parte l’aspetto economico, il movimento dei giocatori al di fuori dei match potrebbe non essere a Milano: quello è il momento in cui li potresti avvicinare, anche solo vedendoli girare negli eventi in città. Fai una foto con un giocatore, la fanno in tanti, gira sui social e prende visibilità. Se i giocatori però sono a Milano solo per le partite e per dormire, questo aspetto si riduce molto.

E allora passiamo all’ultima domanda, la domanda dell’overtime, quella da dentro o fuori.

Bianchi contro blu: derby in famiglia Fighters prima della prova hockey di gennaio 2024. Foto: Milano Hockey City.

OVERTIME 


Questo sarebbe il momento in cui ti chiedo di indicarmi qualcuno che ti piacerebbe intervistassi, ma devi escludere il tuo idolo – Marcello Borghi – perché ci ho già parlato. 😁

Marcello è letteralmente il motivo per cui ho iniziato a giocare a hockey, e senza quella scintilla magari non avrei fondato i Fighters, la Libertas, eccetera…

Vuoi farti aiutare dai compagni? (mentre finiamo di parlare si avvicina l’allenamento, lo spogliatoio si anima)

‘Per la mia generazione, Chabot: nessuno mi faceva saltare dalla sedia come lui’.
‘Muzzatti, Ginnetti’
‘Carmine Vani dovresti intervistarlo!’
‘Busillo anche, assolutamente!’
‘Il nostro allenatore, Claudio Bianconi’

Devo chiudere, facciamo così: prima di Borghi, chi era il tuo preferito?

Scott Beattie!

Ci proveremo.

Sono sincero: non mi aspettavo di trovare quello che ho trovato. i Fighters hanno già fatto un percorso notevole, in pochi anni, con le idee chiare e tanta forza di volontà. Soprattutto dimostrano con i fatti ciò in cui credono.

Non li ringrazierò mai abbastanza per aver reso possibile la prima attività di Milano Hockey City (e ne stiamo già architettando altre!).

Etienne, Chiara, i ragazzi che hanno animato la prova hockey e quelli che si sono arrovellati per suggerirmi nomi da intervistare sono un modello di rinascita: esattamente lo spirito che Milano Hockey City promuove. L’hockey a Milano resiste.