Siamo a Sesto San Giovanni per conoscere i nuovi HC Milano Devils, e uno degli artefici della società: Christian Formica. Parliamo di birrette, Olimpiadi, giovani,… ma certamente tocca iniziare dalla scelta del nome. 👿
PRIMO PERIODO: HC Milano Devils
Sei uno dei primissimi ospiti di Milano Hockey City, un progetto che vuole raccontare tutte le realtà hockeistiche legate a Milano: squadre, tifosi, curiosi. Ti presenti da solo?
Ho iniziato a giocare a hockey a 20 anni, ispirato dal vedere i Vipers all’Agorà, facevo servizio d’ordine per loro. Così mi sono iscritto a Sesto con i Diavoli Rossoneri, pian piano sono arrivato in prima squadra, per poi giocarci per 12 anni, di cui gli ultimi 2 da capitano, sempre in Serie C / Interregionale.
E poi un passaggio anche in Serie B: è di quel periodo il tuo miglior ricordo legato all’hockey?
Sono arrivato in Serie B a 30 anni, al Chiavenna. E subito, all’esordio, il coronamento di un sogno: la prima partita proprio all’Agorà contro il Milano, in pratica la squadra che poco prima aveva fatto l’Alps. Ci hanno distrutto, ma mi sono divertito un sacco, il tifo era uno spettacolo.
Ci avviciniamo ai giorni nostri, com’è nata l’esperienza Old Boys?
Abbiamo messo insieme una squadra con ex giocatori di C, un gruppo di amici che si allenava alle 11 di sera all’Agorà: abbiamo vinto subito il campionato Libertas per poi ri-affacciarci in C.
Eccoci ad oggi… che cosa ci racconti dei nuovi Devils?
Il tutto nasce dal fatto che l’Agorà ha chiuso e dovevamo trovare una casa.
I Diavoli avevano le giovanili fino all’under 16, gli Old Boys solo la prima squadra. Quindi, spostandosi a Sesto, aveva ancora più senso creare una realtà unica – HC Milano Devils – che avesse tutto il percorso dalla under 8 alla senior.
Una piaga dell’hockey italiano è che quando i giocatori finiscono le giovanili e non hanno uno sbocco diretto nella senior, abbandonano, spariscono.
Bene, ‘Devils’. Un nome importante nella storia dell’hockey milanese: come nasce l’idea di questo nome?
Le giovanili si chiamavano Diavoli Sesto e volevamo mantenerne l’identità: questi ragazzi sono 10 anni che si sentono ‘Diavoli’. Volevamo chiamarci solo Diavoli o Diavoli Milano ma non era possibile perché la società che gestisce la struttura PalaSesto si chiama Diavoli Rossoneri, hanno anche una squadra che fa il Libertas. ‘Diavoli’ quindi era da scartare. E quindi ci siamo detti: Devils.
Un richiamo al passato…
Il richiamo ai Devils del passato è solo nel nome, quella era un’esperienza slegata dalla nostra. Sapevo che ci sarebbero state persone che non avrebbero gradito perché la prima esperienza dei Devils è stata una storia controversa, di soldi più che di sport, ma non è la nostra storia.
Per noi è stato più importante mantenere il diavolo come simbolo, per dare continuità ai ragazzi.
A questo punto ti auguri che torni anche una squadra rossoblu, per rivitalizzare i derby?
L’hockey di quel periodo storico anni ‘80/’90 è difficilmente ripetibile. Sicuramente posso dirti che, finita l’esperienza dei Bears, da quel lato non c’è stato interesse a collaborare.
Capisco le ragioni del tifo, e con gli Old Boys avevamo scelto appunto una strada neutra, un nome nuovo, ma comunque non interessava. Alla fine sono contento che almeno abbiamo fatto giocare qualche ex Bears, che altrimenti avrebbe abbandonato.
SECONDO PERIODO: Birrette e opportunità
Qualche lezione che possiamo imparare dal passato milanese?
I Vipers erano campioni di visibilità, in città la loro comunicazione era molto presente, come oggi l’Olimpia. Oggi ci sono i social che possono aiutare questo lavoro, a patto che si investa. Varese ad esempio lo ha fatto, si vede, ed è stato un elemento che ha determinato un grande interesse in città.
Visibilità, dunque. Come pensi si possa fare per emergere nella Milano di oggi?
Milano è dispersiva, è difficile emergere. Serve qualcuno con una forte visibilità all’interno della comunità. Guarda Armani con l’Olimpia: il punto non è tanto che metta i soldi, ma l’immagine. Se anche solo ci avesse messo la faccia, senza i soldi, sarebbe stato lo stesso, perché avrebbero trovato gli sponsor grazie al suo volto.
Fin qui riportare l’interesse sull’hockey a Milano non sembra facilissimo. Che altro?
C’è un altro problema, si è persa la continuità di tifo. Dalla fine dell’esperienza Vipers/RossoBlu sono passati ormai molti anni, e già a quei tempi si vedevano le stesse persone del passato Saima.
Di elementi problematici non ne mancano, mi dici invece una ragione per essere ottimisti? Per credere che l’hockey possa farcela a tornare interessante?
Nell’hockey c’è vicinanza: finita la partita, i giocatori sono al bar a bersi una birra con i tifosi. Succede a tutti i livelli.
A me è capitato di parlare con Rob Scuderi e Dustin Brown in un pub quando giocavano nei Los Angeles Kings. Lo stesso lo vedevo succedere nei Vipers da tifoso. Anche da noi è partito un piccolo gruppo di tifo, e i giocatori sono sempre con loro a partita conclusa.
È un’ottima risposta, anche se a dirti il vero speravo che la ragione di ottimismo fossero le Olimpiadi! 😄Dovrebbe esserci qualcuno disposto a interessarsi dell’hockey nella città olimpica che lo ospiterà, no?
Sicuramente qualcuno c’è, bisogna arrivarci e non è facile con la scarsa visibilità che ha l’hockey oggi. Sui giornali si parla solo degli impianti…
E non si legge nulla del lato sportivo. Allora facciamolo noi: che partita andrai a vedere?
Sogno di potermi assentare dal lavoro e andare a vederle tutte: i più forti giocatori al mondo sono qua per due settimane, starei lì tutti i giorni! A Torino avevo visto Italia-Finlandia.

TERZO PERIODO: I giovani
Un argomento che è tornato tantissimo nella nostra chiacchierata – e che lascio in fondo come grand finale – sono i giovani. I Devils che strumenti hanno per attirarli?
Come dicevo prima, credo sia importante investire sulla comunicazione: abbiamo lavorato seriamente al nuovo logo e all’aspetto visual; ci stiamo muovendo anche sui social, con una maggiore frequenza di contenuti su Instagram e l’apertura di TikTok.
La nuova maglia è stata molto apprezzata: l’abbiamo fatta ammiccante alla streetwear, molto accesa, ispirata alla third jersey dei Carolina Hurricanes. Ad inizio stagione i più piccoli non vedevano l’ora di… portarla a scuola!
Com’è giocare a hockey a Sesto/Milano per i giovani?
Si fanno un c**o pazzesco. Le trasferte occupano l’intera giornata di domenica, diverse ore ad andare e diverse a tornare, e lunedì sono di nuovo a scuola. In un paesino come Alleghe, esci da scuola e sei al palazzetto, mentre noi abbiamo gente che si fa 45 minuti di metro solo per fare allenamento. Immagina farlo diverse volte in settimana, e a volte ci sono pure le partite infrasettimanali, per cui devono saltare pure le lezioni.
E com’è, per te e per la dirigenza, gestire una società che punta sui giovani? Hai il supporto delle istituzioni?
Il sindaco si è dimostrato interessato, d’altronde non siamo una società piccola: contiamo di arrivare a 200 tesserati entro fine anno. Abbiamo un pubblico da costruire, ma siamo partiti bene: al Memorial Formica (a settembre) c’erano 300 persone, in campionato ce ne sono circa 200 ad ogni match casalingo.
Chi vorresti che intervistassi nelle prossime settimane?
Tiziano Terragni, era il direttore sportivo dei Vipers/RossoBlu in un momento in cui la squadra era ambiziosa e aveva mire europee. Ai tempi avevano avuto contatti con la KHL e Milano sembrava pronta a parteciparvi, il problema è che non c’era interesse ad investire in un palazzetto nuovo.
Consiglio accettato! E allora passiamo all’ultima domanda, la domanda dell’overtime, quella da dentro o fuori, quella per mettere in difficoltà Christian (scherzosamente, si intende).

OVERTIME
Se riaprisse l’Agorà, tornereste a Milano o rimarreste fedeli a Sesto?
In questo momento rimarrei a Sesto. Secondo me sono proprio due idee di progetto diverse: a Milano c’è bisogno di una squadra che punti in alto, che miri a vincere, che faccia l’EBEL o un campionato internazionale… e che sia il punto di riferimento per tutte le fasce di categorie. Il nostro bacino è Sesto, ma speriamo anche oltre!
E allora visto che siamo qui… beviamoci una birretta al tuo Fresco Bar! 🍺


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